giovedì 15 maggio 2008

Teatro a Scuola

1954 - La Giara di Pirandello
Gruppo Filodrammatico del liceo classico " G.G. Adria"
Angelo Hopps, Dino Asaro, Giovanni Barracco, Gaspare Bianco, Gaspare Ingargiola, Pietro Ferrantelli, Diego Di Liberti, Michele Mandirà, Pino Inzerillo, prof. Rosario di Bella (Lettere), Vincenzo La Tera, Navarra, Giacomo Mandina, Lia Abbagnato, Anna Patti, Elisa Certa, Nella Nuccio, Maria Masi, Peppuccia Foraci, Franzina Messina, Pilly Manzo

Regia: prof. Saro Di Bella, aiuto regista Gaspare Paladino, sceneggiature di Giuseppe Giardina

Un ricordo dell'aiuto regista: 
La scena iniziale vedeva in primo piano M'pari Pè mentre si sentiva una cantilena di voci femminili. M'Pari Pè, rivolgendosi alle donne fuori scena, pronunziava la nota frase : "Oh! Toppe senza chiave! e tu costà, moccioso! Piano, corpo di.. badate al carico!" Entravano in scena Nociarello e le donne che avevano smesso di cantare dopo la reprimenda di 'Mpari Pè. La prova di questa sola premessa dell'opera pirandelliana durò, prima di andare in scena, per una trentina di volte con la speranza di far adottare una modulazione della voce a 'MPari Pè che non fosse una ridicola cantilena. Ma l'odierno Notaio Barracco non era in grado e disperato alla fine mi rassegnai e l'opera andò in scena lo stesso. Durante una "contrananza", al suono di una jolla, alla fine della commedia, attorno alla giara, dove dimorava sornione Z' Dima, la scenografia del fondale dipinta da Peppe Giardina si lacerò e piano piano si avviava a finire per terra mettendo a nudo il palcoscenico con le sue attrezzature. Per fortuna avevo disposto dietro la scenografia una grande lampada rotonda che attraverso le fronde di un albero spandesse la sua luce come se fosse la luna. Feci spegnere immediatamente tutte le luci sul palco mentre "la contrananza" continuava al lume di quella sola lampada. L'effetto fu suggestivo il pubblico non si accorse di niente e mentre le donne e gli uomini cantavano: ...."ma taliati chi maravigghia na' fimmina lassa e nautra pighia....." don Lollò allungava un calcio alla giara e da questa, che si rompeva, venne fuori ( veramente malconcio per la botta) Dino Asaro che era il vecchio storto come un albero d'ulivo saraceno cosi come descritto da Pirandello. Il pubblico scoppiò in un grande applauso mentre il sipario di velluto rosso si chiudeva velocemente e si accendevano le luci della sala. Fu un grande successo.



1956

venerdì 9 maggio 2008

I civitoti in pretura


Nino Martoglio (1870-1921)
Questa opera di Nino Martoglio del 1919, si svolge nell’aula di un Tribunale di Civita un paesino della Sicilia tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, nell’aula si tiene il processo dell’imputato Masilara accusato di aver accoltellato un suo compaesano. L’intera commedia ruota intorno alle incomprensioni tra il Pretore, originario del nord-italia, ed i testimoni entrambi siciliani, la prima testimone Cicca Stonchiti, che ha timore delle ritorsioni dell’ imputato, tenta di insabbiare il fatto approfittando delle incomprensioni linguistiche con il Pretore e parlando di tutto tranne che del reato in questione, anche l’altro testimone Messer Rapa, persona irreprensibile nonché guardia, pur senza volere, a causa delle incomprensioni linguistiche con il Pretore ingarbuglia ancor di più la faccenda. Alla fine la prima testimone richiamata per la deposizione finale crea un litigio in aula ed il povero Pretore è costretto a sospendere l’udienza.

1961/62 - Recita dei maurandi
Enzo Montalbano, Antonino D'Annibale, Pietro Adelendi, Anna Ditta, Cocò Di Giovanni, Gino Burzotta, Nanny Barracco, Pippo Norrito

giovedì 8 maggio 2008

Commedie scolastiche

1964 - Festa dei Maturandi Liceo

La recita di fine anno ('U contra - di Nino Martoglio)
Attori: Franco Dilluvio, Bruna Del Pianta, Michele Ajello, Vera Mannone Mariella Salvo, Salvatore Giubilato (prof. di Lettere, regista e sindaco), Rosa Maria Mauro, Mariella Ingargiola, Peppe Drago, Liliana Pinta, Enzo La Rosa, Pino Catalano e Nino Di Maria (suggeritore)

’U contra è un piccolo capolavoro di drammaturgia teatrale che rimane indelebile nella mente dello spettatore almeno per due motivi. Il primo è di ordine storico e riguarda la fantasiosa idea dei siciliani, e dei catanesi in particolare, su come il colera poteva propagarsi (il gruppo dei “baddisti” pensava che il morbo si diffondesse attraverso gli untori, mentre i “culunnisti” ritenevano che il colera venisse importato attraverso il vento di Scirocco). Il secondo motivo lo si individua nel personaggio di Don Procopiu, al quale ci si affeziona subito, sin da quando storpiando le parole nel suo linguaggio “allitterato”, comincia a spiegare alle tante donnette della Civita (caratteristico quartiere di Catania abitato da pescatori) cos’è l’igiene. Illustrando con esempi arguti come il microbo “che si trova accuvacciato nell’interstizio della strata” possa essere smosso col solo sbattimento delle vesti femminili e attaccarsi per chi, in particolare, non porta i “fondi” (le mutande) “nel punto più debole…producendo così malattie pusitive”. E se ne potrebbero trovare altri di motivi che rendono ancora oggi godibilissima l’opera di Martoglio. Dalla fame che attanaglia Don Procopiu, alla gigantesca diarrea che lo colpisce, causata da una scorpacciata di “triaca” (fagioli) e curata da un mediconzolo con una bottiglietta di laudano (che tutti credono possa trattarsi d’un miracoloso antidoto anticolera, ’U contra, appunto), agli sproloqui intellettuali dello stesso Don Procopiu con il “baddista” Don Cosimu Binanti, ai litigi delle comari del popolare quartiere, sino ad arrivare alla miracolosa guarigione della Zà Petra la Bazzicusa.





1965 - Cast commedia "Capitan Seniu"

Mimmo Romagnosi, Egle Salvo, Salvatore Di Giovanni, Liliana Pinta, Gaspare Di Giovanni, Angelo Gentile, Nicola D'Alfio, Giovanni Cacioppo

E' una delle commedie minori dell'autore siciliano Nino Martoglio. Essa vede dipanarsi la sua trama sulle liti tra un caratteristico e orgoglioso uomo di mare e la sorella, una vecchia zitella, liti cagionate dai due giovani nipoto ce coi loro dispetti, capricci e puerili dissidi cercano invece di nascondere il loro intimo segreto… Non vi è dubbio che l'impianto originale dell'azione risiede, con abilità scenica da parte dell'autore, nella sua dinamicità e nell'insieme di situazioni schiettamente comiche, contornate da una velata ironia caricaturale, che mette in risalto i costumi e le peculiari caratteristiche di un popolo fieramente legato alle proprie tradizioni, quale può essere quello siciliano.. La commedia è ricca di elementi burleschi, vivaci, siano essi personaggi che portano in scena la loro sorridente ingenuità, oppure il rapido variare di situazioni che si spingono nell'esito opposto a quello logicamente atteso. Ma dietro una evidente grettezza e convenzionalità che spingono i personaggi ad adattarsi agli schemi morali della società, il senso giocoso della finzione e la trasfigurazione comica nascondono il celebre…lieto fine!



1966 - Commerdia di fine anno - L'arte di Giufà

Girolamo Cristaldi, Luigi Tumbarello, Lindo Pirollo, Michele Frazzetta, Angelo Randazzo, Bonafede, Erina De Gaetano, Lucia Zelante, Liliana Pinta, Egidio Sparacello, Francesca Petruccelli, Totino Certa, Maria Pia Sammartano, Silvano Bonanno, Michele Ajello

E' una “bizzarria comica” in tre atti narrante le vicende di Pepè Moscardino (Giufà) alle prese con la nascente “arte cinematografica”. Scritturato per i suoi modi buffi dalla Sicula Film, entrerà a far parte di un mondo vanesio e finto che, inaspettatamente, trova nella sua maschera una straordinaria fonte di guadagno. Commedia scritta con taglio irriverente e feroce critica nei confronti del mondo del cinema di cui l’autore faceva parte, proprio in quegli anni, in prima persona (in veste di direttore artistico e di sceneggiatore contribuisce alla realizzazione dei film Capitan Blanco, Sperduti nel buio, Teresa Raquin e San Giovanni Decollato, purtroppo tutti andati perduti)

giovedì 1 maggio 2008

Commedia realizzata dai Maturandi 1964/65



Aria del Continente (di Nino Martoglio)
Paese siciliano ai primi anni del Novecento. Lo scapolo e benestante Don Cola Duscio, che era andato a Roma per farsi operare di appendicite, é tornato dalla capitale “continentalizzato” ed accompagnato da Milla Milord, una divetta del varietà sedicente romagnola. Ostenta con snobismo la sua nuova cultura assieme al disprezzo per i modi di fare e di pensare (la gelosia soprattutto) arretrati dei compaesani. Lo scandalo in paese é enorme. Amici e conoscenti assediano casa Duscio nella speranza di poter corteggiare la bella forestiera. La burbera e sospettosa sorella di Cola, Marastella, chiede alla polizia di accertare la vera identità della canzonettista. Nell’attesa della risposta della questura di Roma, si scopre che Milla ne sta combinando di cotte e di crude, compresa una tresca con il marito di Marastella. Cola, rendendosi conto della propria ingenuità, viene colto da una crisi di rabbia, mentre la sorella parte in quarta per impartire una severa lezione alla sciagurata. Sulla porta del salotto in cui i due si trovano, Marastella incrocia  il delegato (oggi si direbbe commissario) di polizia.



Vito ballatore, Michele Ajello, Angelo Giubilato, Salvatore Di Giovanni













Mariella Salvo, Liliana Pinta, Vito Ballatore


























Regia di Egidio Sparacello