lunedì 6 febbraio 2017

La Scherma nella nostra città

Il termine Scherma si riferisce alle abilità e alle tecniche di una persona addestrata nell'arte dell'uso della spada per uso in guerra, difesa personale, duello o pratica sportiva. Il termine è moderno e nel linguaggio comune è principalmente riferito alla pratica della Scherma olimpica, ma fa riferimento, anche, ad ogni arte marziale che include l'uso di una spada o di un arma bianca. Le prime tracce note della scherma risalgono agli antichi Egizi, che facevano lottare gli schiavi con dei lunghi bastoni usando tecniche simili a quelle attuate oggi in questa pratica sportiva. In ogni caso il termine Scherma appare affermato nei trattati a noi pervenuti che parlano della disciplina già a partire dall'inizio del Cinquecento, mentre il termine Scrimia compare per la prima volta in un trattato italiano di fine Cinquecento (Dell'Arte di Scrimia - 1572).
Nella nostra città questo nobile sport venne praticato anche in tempi passati. L'immagine documentale più antica che siamo riusciti ad trovare è del 1935.

Siamo nell'atrio del Palazzo dei Gesuiti di piazza Plebiscito (oggi Centro Polivalente di Cultura), l'incontro schermistico vedeva competere atleti mazaresi contrapposti ad atleti palermitani. 
I due schermitori di fioretto sono Giudice e Barracco (non abbiamo altri dettagli)
Il trapanese Goffredo Manzo (mazarese d'adozione, sposò Maria Vaccara e si trasferì nella nostra città dove visse e morì)


Anni Trenta


Esibizione in piazza della Repubblica, durante gare di sport vari, di schermitori mazaresi, organizzate dal Partito Nazional Fascista


Breve Cronistoria (parte prima)

La Scherma  dal 1968 al 1990        
La nostra città vanta un’antica tradizione schermistica legata ad illustri famiglie mazaresi i cui rampolli ebbero un'importante ruolo nei tempi in cui la Scherma non era la semplice attività agonistica di oggi ma, anche, un mezzo per riparare offese, torti etc. Famosi sono rimasti, nell'immaginario collettivo, i vari Tornei organizzati, fino all'immediato dopoguerra, dalle tre cittadine eternamente rivali: Trapani - Marsala - Mazara del Vallo. La Scherma d'allora ha dato a Mazara Campioni Regionali e Nazionali (Burgio - Genna - Hopps - Milone ed altri ) e fino a pochi anni fà (anni '70) alcuni di questi personaggi, anche se avanti negli anni, sono ritornati volentieri a calcare le pedane, mettendo in mostra il loro impeccabile stile, ponendo spesso in difficoltà i giovani allievi, che rimanevano estasiati da questi fuoriclasse!. Il loro è stato un importante input affinchè la tradizione potesse continuare. Mancavano i maestri ma, grazie all'apporto di questi navigati schermidori ed alla sopraggiunta buona volontà del maestro Giorgio Ferro, con notevoli sacrifici ma con molto entusiasmo si è ripreso ad operare per questo sport. Nel 1968 nasce il "Club Scherma Mazara". L'anno dopo è affiliato alla F.I.S. e comincia così il suo oneroso percorso federale. I risultati non si fanno attendere, in breve tempo questa Società si afferma sia a livello Regionale che Nazionale, ottenendo risultati lusinghieri. Si crea così una neo-generazione di giovani appassionati, i quali, rimanendo a lungo all'interno dell'ambiente schermistico, fanno da volano per la creazione d'una organizzazione ben strutturata, che riesce a sensibilizzare altri coetani. In tanti s'avvicinano a questo nobile sport e così agli inizi degli anni '70, grazie alla crescita di validi atleti (Abbagnato - Bianco - Briuccia - Dado - Di Giorgi - Hopps - Marino  etc.) vengono toccate prestigiose vette nelle classifiche Regionali e Nazionali (tra il 70 / 74). Purtroppo la Società, dopo questi fasti, è costretta a segnare il passo per sopraggiunte difficoltà economico-gestionali. Si arriva così al 1976, anno in cui un gruppo di ex-allievi, saputo delle difficoltà attraversate dal sodalizio, decide di dare una mano per la gestione del Club, consentendo ed operando un'ampia ristrutturazione. Questo "mini-golpe" risulta essere un toccasana per la Società. Infatti le esperienze acquisite in anni di attività federale da questi ex-atleti, ormai divenuti maggiorenni, unite alla loro passione e ad un grande entusiasmo, oltre alle capacità imprenditoriali d'alcuni, fanno decollare il Club che riesce a raggiungere nuovi ed insperati traguardi, divenendo in poco tempo una fra le prime società schermistiche della Regione. E' il periodo in cui i maggiori Enti: Coni - Federscherma - Regione Sicilia - Comune di Mazara del Vallo gratificano gli sforzi societari elargendo costose e sofisticate attrezzature elettroniche, dispensando Diplomi di Benemerenza e conferendo la importante Stella C.o.n.i. al Merito Sportivo. Quest'ultimo traguardo, si raggiunge (nel 1978), grazie agli atleti Carla Randazzo e Sergio Lima, che hanno notevolmente contribuito al rilancio del Club in Sicilia, partecipando con merito alle varie competizioni di alto livello e raggiungendo i vertici delle classifiche. Questi risultati generano una catena trascinante, e per uno spontaneo spirito d'emulazione crescono altri piccoli campioncini, i quali svilupperanno nel corso dei successivi anni, una notevole mole di affermazioni. Il 1980 è un anno fantastico per l’attività del Club, al Gran Premio Giovanissimi di Messina, i ragazzi del Maestro Ferro si sono imposti fra 150 schermidori, meritando i complimenti dei Dirigenti Federali presenti. Ines Russo - Lidia Giacalone - Gina Ferro - Quintino Lombardo - Ninni Signorello - Giovanni Milone - Pippo Caravaglios - Sergio Lima - Antonio Norrito ottengono ben 11 medaglie, inserendosi come teste di serie nei successivi Campionati Nazionali, laddove il Club si classifica fra le prime 30 Società d'Italia. Tutto ciò è chiaramente deriva dal certosino lavoro dell’infaticabile maestro Ferro, salda guida in pedana e fuori, che segue singolarmente ogni allievo consigliando e spronando prima di ogni incontro, e infondendo a tutti la carica indispensabile. Si arriva al 1985, periodo in cui la classifica migliora ulteriormente, grazie ad una oculata amministrazione che consolida la struttura gestionale del Club. Importante si rivela, inoltre, l'impegno della Regione Sicilia la quale, in consorzio con il Comune e con Federscherma, allestisce una nuova Palestra di Scherma (in contrada Affacciata), dotata di tutti i necessari accorgimenti (l'unica nel Sud Italia) per l'attività schermistica, con una spesa globale di £ 230 milioni. Contemporaneamente lo stesso Consorzio eroga contributi per l'acquisto di un pullmino, che consentirà agli atleti di spostarsi più comodamente e a minori costi. Sono anche gli anni in cui Ines Russo è convocata, grazie ai risultati ottenuti, dalla Federscherma per l'inserimento nei Collegiali delle Azzurrine, trampolino di lancio per la Nazionale Femminile. L'organigramma della Società, come agognato, si accresce di ulteriori nuovi e validi elementi. Si cura in modo particolare l'ingresso nel mondo magistrale di quegli elementi che, avendo conseguito buoni risultati tecnici, dopo aver superato gli esami dei relativi corsi di studio, diventano a loro volta Maestri. Il Club dispone, pertanto, di ben 2 Maestri titolari e 3 Allievi Maestri operanti. Viene inserita, anche, una nuova figura professionale, quella del preparatore atletico, che completa così l'organigramma tecnico, apportando un’ulteriore crescita grazie all’applicazione di moderne strategie nel campo delle tecniche d'allenamento. Viene curato ed incentivato, anche, l'aspetto arbitrale, creando appositi giudici-arbitri, sempre partoriti dal qualificato vivaio della Società. Grazie alla consolidata affermazione in campo nazionale, la Società riesce ad ottenere dalla F.I.S. l'organizzazione di importanti Campionati Nazionali ed Internazionali. Si passa dalla Coppa Santelli (le migliori 4 Nazioni del Mondo di Sciabola), al Campionato Nazionale Maestri, a quello Nazionale 2^ Categoria, per finire con il top delle Competizioni Nazionali: gli Assoluti a Squadre. Sono questi eventi che richiedono gravosi impegni progettuali, e che riescono a suscitare l'alto riconoscimento degli Organi Federali per l'alta qualità dell'organizzazione degli eventi sportivi e, sopratutto, per l’impeccabile accoglimento degli atleti e degli ospiti.
Negli ultimi anni sono stati chiamati a fungere da Direttore Tecnico dapprima il maestro Saverio Crisci (proveniente dal blasonato Club Scherma Roma), per due anni, mentre attualmente ricopre l'incarico il maestro Bela Giarmaty, proveniente da Budapest. In pianta stabile rimangono il maestro Salvatore Massa ed il preparatore atletico Mario Prestifilippo. Attualmente la Società si attesta tra le prime 13 in campo nazionale, e sta lentamente perfezionando il lavoro nei vivai al fine di individuare validi elementi da inserire nell'attività agonistica.  


Anni Sessanta
La prima attività dell'era "recente" venne realizzata grazie alla passione del prof. di Educazione Fisica, nonchè maestro di scherma, Giorgio Ferro. Giunto da Partanna nella nostra città per motivi di lavoro e sposatosi con la mazarese Franca Passanante vi è rimasto sino ai nostri giorni, divenendo così mazarese d'adozione. Abbiamo una foto scattata all'interno della prima palestra che risale al 1969 (nei locali siti in via Itria n.14)
Gara Sociale
Giorgio Ferro, Irene Marusso (giornalista), Gina Cinà Marino, Rosa Marino Castelli (con in braccio la nipotina Valeria). Maria Balsamo (professoressa) 

Premiazione al termine della gara
Vincenzo Hopps (primo classificato) - Pippo Marino (secondo classificato)

Anni Settanta

Nel 1971 la palestra si trasferisce nei locali dell'Istituto "Divina Provvidenza" (di fronte al convento di clausura di San Michele)

Gara Sociale

Giorgio Ferro, Agata Giacalone e Girolamo Di Giorgi, ?, Vincenzo e Caterina Giacalone, Gina Cinà Marino, Salvino Misuraca, Franca Passanante, Totò Marino


Patrizia Sammartano, Gaspare Dado, Salvatore Torre, Passanante (papà di Franca)



Saro Pizzo (prof. di Ed. Fisica e giudice di gara), Maurizio Di Giorgi








Gaspare Dado, Pippo Marino, Vincenzo Hopps, Maurizio Di Giorgi, Francesco Pirolo (figlio di un impiegato di banca)

Vincenzo Hopps, Pino Bianco, Fabrizio Hopps


Angela Abbagnato


Fabio Marino


Qualche lacrimuccia per una vittoria mancata
Vincenzo Hopps, Francesco Pirolo, Totò Marino (presedente del Club Scherma Mazara) con Maurizio Di Giorgi, Girolamo Di Giorgi (consola Fabio Marino, lo sconfitto), dietro Santi Burgio


Cerimonia di premiazione

Pirolo (impiegato di Banca), Gina Cinà, ?, Totò Marino, Ingargiola Bianco, Agata Giacalone e Girolamo Di Giorgi, Franca Passanante con Giorgio Ferro


Altra occasione


1971 - Palestra Sant'Agostino (Divina Provvidenza) Seduta di allenamento
Paola La Melia, Lucia Di Matteo, Daniela Grimaudo, Tiziana Bonanno, Cinzia Palazzolo, Peppa Burgio, Graziella Caradonna

1978 - Roma
La società allarga i propri orizzonti, partecipa nella capitale al "Gran Premio Giovanissimi". Le gare si tengono presso il Paleur 















Il presidente della Provincia dott. Mimmo Di Giovanni si congratula con gli atleti e consegna i trofei

mercoledì 16 marzo 2016

Giustizia

Ottocento
Il giorno 24 luglio del 1852 due persone furono giustiziate nella nostra città. Si trattò del mazarese Rosario Messina di anni 22, figlio di Pietro e di Giovanni Summa, di anni 20, figlio di Francesco. Vennero ghigliottinati fuori dalle mura, nei pressi della Porta Mokarta.

Quest'immagine si riferisce agli Atti di Morte redatti all'epoca Si trovano nel registro degli atti di morte del Comune di Mazara del 1852, custodito presso l'Archivio di Stato di Trapani, ed è consultabile online nel Portale Antenati al seguente indirizzo:
Purtroppo l'immagine non consente una facile lettura ma rappresenta un documento interessante

sabato 16 gennaio 2016

Il castello normanno (di Rosario Lentini)

Mazara 1811: quando il castello contava meno del grano

Disegno di Gabriele Merelli, 1677

Il castello medievale di Mazara o meglio ciò che un tempo fu castello, da molti decenni ci si mostra in quell’unico frammento architettonico superstite – un arco a tutto sesto sormontato da un doppio arco ogivale – ormai divenuto icona della città, ben più del suo stemma turrito. Come noto, la costruzione risale al 1075 circa, per volontà di Ruggero I di Altavilla, in posizione soprelevata rispetto all’attuale piano della piazza Mokarta, strategicamente funzionale alla rete di difesa dalle possibili incursioni musulmane lungo la linea di costa meridionale dell’Isola. Ospitò non soltanto il conte Ruggero e l’omonimo re ma anche Federico di Aragona e la regina Eleonora d’Angiò nel 1318 e poi Pietro di Aragona, re Martino e, in ultimo, re Alfonso di Napoli nel 1495. Intorno al 1880, ridotto in condizioni di notevole degrado, fu presa la decisione di demolirlo quasi per intero, per realizzare nello stesso luogo una villa urbana, malgrado – come sottolineava Filippo Napoli [1] – il contrario parere di alcuni archeologi.
A onor del vero, nella seconda metà dell’800, l’orientamento urbanistico di demolire mura per ammodernare le città era molto diffuso in tutto il Paese, da Torino a Palermo, e ad esso si devono gli abbattimenti di cinte murarie per realizzare viali e gli sventramenti dei centri storici per sostituirvi edifici più ariosi. E poiché l’arte del riuso era la norma, le pietre del castello mazarese diruto servirono per il lungomare e per la piazza. Ancora nel 1901, i fogli a stampa dell’opposizione politica locale preannunciavano: «[…] fra pochi giorni anche tu cadrai, o glorioso avanzo di Porta Castello, vetusto documento della dominazione arabo-normanna! E cadrai per l’azione d’un sindaco ostrogoto… Si fa voti all’illustre comm. Patricola, direttore degli scavi e monumenti, perché non permetta che si consumi tale vandalismo» [2].
Ma il degrado era già iniziato molto tempo prima; non a caso, infatti, il 23 dicembre 1793 il comandante della fortificazione mazarese, don Nicolò Velasco, scriveva al ministro della guerra in Napoli, don Salvadore Naselli, per segnalare lo «stato così deplorabile» sia del forte, sia delle vicine abitazioni in cui erano alloggiate le truppe [3]. La sua sorte appariva segnata, nonostante il Canale di Sicilia rimanesse un mare affatto tranquillo; le incursioni piratesche e le catture di bastimenti proseguivano senza sosta e avrebbero meritato un incremento maggiore delle spese per le architetture militari. Tuttavia, il versante tirrenico e quello orientale della Sicilia, almeno fino al 1815, erano considerati anello ancor più debole della catena difensiva, dato che l’espansionismo napoleonico aveva costretto re Ferdinando III a fuggire dalla capitale partenopea occupata dall’esercito francese e a rifugiarsi nel regno di Sicilia. Tra XVIII e XIX secolo, dunque, si riteneva maggiore il pericolo proveniente dalla Penisola italiana e poiché dal 1800 l’Isola di Malta era protettorato della Gran Bretagna, nazione alleata del Borbone, il rischio di uno sbarco di truppe francesi lungo la costa meridionale dell’Isola appariva assai improbabile. FOTO1

Il Castello di Mazara, da F. Negro e C. M. Ventimiglia, Atlante di città e fortezze del Regno di Sicilia, 1640, a cura di Nicolò Aricò, Sicania, Messina 1992

Peraltro, le periodiche richieste alle autorità e istituzioni centrali di interventi restaurativi importanti da attuare non trovavano più adeguato riscontro anche per un altro motivo: Mazara era città demaniale e quindi anch’essa avrebbe dovuto contribuire alle spese e in che misura ce lo ricorda, nel 1811, proprio uno dei suoi governatori, don Michele Burgio Marini: «Il castello di Mazzara necessita di accomodi urgenti. Per l’accomodo di questo castello va tenuta l’Università [cioè la città] in forza di replicati Reali Dispacci. Le muraglie necessitano pure di pronti accomodi» [4]. Tra gli obblighi di bilancio che ripetutamente il re ricordava agli amministratori cittadini vi era quello di destinare annualmente 50 onze solo per il restauro delle mura, importo questo che da tempo non veniva erogato. Inoltre, per il cosiddetto quartiere di Cavalleria, cioè per gli attigui alloggiamenti militari, l’amministrazione comunale aveva imposto apposita gabella sul macino che permetteva di accantonare la non indifferente somma di circa 600 onze l’anno da utilizzare per «riattazione e mantenimento»; poiché però «per tanti anni non si sono erogate, aumenta una somma eccessiva di debito dell’Università».
Don Burgio Marini, consapevole delle difficoltà finanziarie e del fatto che da un’eventuale vendita del quartiere militare si sarebbero ricavate 1.000 onze mentre, di contro, per il restauro ne sarebbero occorse non meno di 4.000, optando per la prima soluzione «propose di serrarsi una strada piena di magazzini che contiene due grandi Conventi in quella lunghezza, che sarebbe necessaria alla quantità delle Truppe, e ciò con poca spesa» [5]. La proposta non sembra abbia ottenuto riscontro positivo, di certo non si concretizzò; eppure, in quel 1811, il problema assumeva una rilevanza tale che, quando in città venne a soggiornare per diversi giorni il funzionario regio don Tommaso de Pasquale, il governatore ritenne di trovarsi al cospetto dell’interlocutore designato a valutare gli interventi necessari.

da F. Negro e C. M. Ventimiglia,Atlante di città e fortezze del Regno di Sicilia, 1640, a cura di Nicolò Aricò, Sicania, Messina 1992
Ma il de Pasquale, che aveva avuto, invece, l’incarico di relazionare sull’andamento della raccolta dei frumenti nel Val di Mazara, preferì mantenere segreta la propria missione e assecondare il convincimento del Burgio Marini il quale: «voleva sapere qual era la mia professione, ed avendo saputo essere architetto, credé che fusse stato commissionato per la fortificazione, cosa che mi fu di sommo piacere per non fare scuoprire la vera e con tale occasione mi fece girare il Castello, quartiere dirotto e le mura che circondano detta Città; nel medesimo giro delle Mura – riferiva ancora il de Pasquale – mi dimostrò la maniera de’ controbandi e come non se li poteva opporre perché gli veniva impedita la sortita in tempo di notte perché le chiavi erano in potere del Senato» [6]. In buona sostanza, dalla “narrazione” del governatore mazarese l’immagine degli amministratori civici e del senato ne usciva a pezzi: non solo erano inadempienti nel finanziare il restauro del castello e delle mura, ma erano persino sospetti di agevolare il contrabbando! La questione cominciava a prendere una piega diversa e di maggior interesse per il funzionario regio, il quale stava compilando un “Notamento de’ Paesi tragittati per la Valle di Mazzara”, cioè una relazione sull’andamento della produzione e del commercio dei grani relativa a 36 comuni, da Godrano ad Agrigento, da Aragona ad Alcamo, da Sambuca a Ribera ecc. e, non a caso, il commento e le informazioni riguardanti Mazara risultavano le più puntuali dell’intero rapporto. Si rileva, intanto, come la resa granaria fosse stata tra le più basse: tre tumoli per ogni tumulo di sementi (a Godrano, per esempio, si erano ottenute rese non inferiori a nove tumoli con punte di sedici) e «solo il Feudo della Piana è giunto fino al sette, e varj Feudi non hanno raggiunto nemmeno la Semenza»; il prezzo corrente si attestava sui 14 tarì e grani 10 il tumulo.
Una pessima annata, quindi, per Mazara, città che anche uno straniero come l’ufficiale della Marina militare britannica William Henry Smyth ben conosceva e riguardo alla quale, in quegli stessi anni, annotava: «si fa grande esportazione di grano, cotone, legumi, vino, frutta, pesce, barilla (termine di origine spagnola per indicare le ceneri di soda vegetale), radici di robbia, olio e sapone, ma durante l’inverno si sente molto la mancanza d’un porto per grandi vascelli» [7]. Quasi certamente allo Smyth queste informazioni vennero fornite dal mercante connazionale Joseph Payne stabilitosi a Mazara sin dalla fine del ‘700 –prima ancora di Matthew Clarkson e di James Hopps – il quale esportava lino, mandorle, olio e vino, nonché il frumento acquistato dal conte di Gazzera [8] e le ceneri di soda da mastro Gaspare Dado [9] e che nel 1819 avrebbe preso in affitto anche un vasto terreno di proprietà della mensa vescovile [10].


Disegno di Gelino, 1802

Tuttavia, per quanto personaggio di spicco, Payne non era il più importante incettatore di frumenti della piazza, mentre il de Pasquale aveva ben rilevato, nel corso della sua indagine, la ristretta cerchia dei maggiori mercanti e produttori: il napoletano don Luigi Cacace che intermediava anche per conto degli inglesi; i mazaresi don Gaetano d’Andrea, il canonico Russo «gran formentario», il gabelloto e negoziante don Antonino Lorrito (Norrito), il padrone di barca Caspro (Gaspare) Baro e, non ultimi, i fratelli Vito e Leonardo Felleccia (Fileccia). I Fileccia e il Norrito in seguito si sarebbero anche associati tra loro come si evince dai Ruoli fondiari degli anni 1824-29 [11]. Secondo il funzionario de Pasquale, i Fileccia corrispondevano con il mercato palermitano grazie ad un loro fratello sacerdote, il beneficiale don Pietro Fileccia. Sono documentati, infatti, ripetuti trasferimenti di somme da Mazara a Palermo sin dal 1803 (da don Vito al citato fratello sacerdote), contabilizzate a debito dei fratelli Woodhouse di Marsala, forse per acquisti sul mercato della capitale siciliana [12]. Si ha notizia per quegli anni anche di un altro reverendo Vito Fileccia mazarese, (probabilmente cugino dell’omonimo produttore-mercante) facente parte della deputazione dei cinque sacerdoti nominati dal vescovo La Torre per preservare il culto della Madonna del Paradiso, le offerte elargite dai fedeli e gli ex voto [13]. «La popolazione patisce, e si lagna – scriveva ancora il funzionario de Pasquale – per esservi molti Negozianti tutt’inclinati a far uscire il formento di controbando nulla curando la sudetta popolazione» [14].

Il castello, primi 900
Niente di nuovo sotto il sole di Mazara. Nel 1785 il sindaco Francesco Sansone Eredia aveva scritto al viceré Caracciolo, in quell’anno anch’esso di scarso raccolto, per segnalare le difficoltà a farsi consegnare «da Massarioti e Borgesi» la quota di frumento prodotta nel territorio (un terzo) «per la necessaria provisione di questo Publico, […] dapoiché per esperienza si è veduto che li Riveli sono stati sempre lesivi a questo Publico, per essersi fatti sempre su d’un piede basso e non dell’effettiva quantità che hanno raccolto» [15]. I produttori, cioè, dichiaravano ufficialmente quantità inferiori di cereali per non essere costretti a versare nei magazzini comunali la quota dovuta nelle annate di carestia ed anzi esportavano di contrabbando il prodotto non rivelato conseguendo più lauti profitti. Secondo il marchese de Gregorio inviato dalla Giunta delle dogane di Sicilia nella primavera del 1803 «per sistemare la Dogana della città di Mazara», le persone del luogo da lui stesso individuate ad assumere gli incarichi erano «adorne d’ogni probità e saggezza» e tra queste vi erano don Vito Fileccia (Regio revisore percontra) e don Antonino Norrito (Fiscale) [16]. Anche in quel tempo poteva accadere che i controllori dovessero controllare se stessi e spesso con risultati ineccepibili, ma nei fatti sul commercio dei cereali si continuava a frodare il fisco e piegare il fabbisogno della città.
Chissà se tra i motivi della mozione degli occhi del ritratto della Madonna del Paradiso, la sera del 3 novembre 1797 – evento miracoloso ripetutosi nel 1807, 1810 e 1811 – non vi fosse anche la commiserazione verso la popolazione affamata dai suoi contrabbandieri!
Dialoghi Mediterranei, n.21, settembre 2016

Note
[1] F. Napoli, Storia della città di Mazara, Mazara del Vallo 1932: 52.
[2] «Gazzettino del Popolo», Mazara del Vallo, 28-10-1901, cfr. A. Cusumano, Da «Il Giardino letterario» ad «Astarotte. La stampa periodica locale», in A. Cusumano – R. Lentini, Mazara 800-900. Ragionamenti intorno all’identità di una città, Sigma, Palermo 2004: 174.
[3] Archivio di Stato di Palermo (Asp), Tribunale del Real Patrimonio. Numerazione provvisoria, reg. 2339, doc. 25, lettera del viceré Caramanico al Tribunale del Real Patrimonio, Palermo, 13 marzo 1794.
[4] Asp, Real Segreteria. Incartamenti, b. 5402, trascrizione della Memoria di don Michele Burgio Marini, databile agosto 1811.
[5] Ibidem.
[6] Ibidem, lettera di don Tommaso de Pasquale al duca di Ascoli, databile agosto 1811.
[7] W. H. Smyth, La Sicilia e le sue Isole, a cura di Salvatore Mazzarella, Giada, Palermo 1989: 26.
[8] Archivio di Stato di Trapani, not. V. Barracco di Mazara del Vallo, reg. 5286, cc. 17r-18r, 29-4-1812.
[9] Ibidem, reg. 5287, cc. 135r-136r, 8-12-13.
[10] Archivio Notarile Mandamentale di Marsala, not. P. Pace di Marsala, reg. non numerato, cc. 445r-459v, 24-8-1819.
[11] Asp, Ruoli fondiari, 1824-1829, busta 29, registro “Mazara”.
[12] Asp, not. F.M. Albertini, reg, 23946, c. 133r, 10-9-1804; c. 445r, 1-10-1804. Si tratta di alcune lettere di cambio emesse a Mazara da Domenico Lombardo «per la valuta avuta in contanti dal sig. Vito Fileccia», regolarmente pagate al rev. Pietro Filecciasulla piazza di Palermo dal trattario banchiere Abraham Gibbs, fiduciario dei Woodhouse.
[13] P. Pisciotta, La Madonna del Paradiso. Due secoli di culto mariano nella città di Mazara del Vallo, Istituto per la storia della Chiesa, Mazara del Vallo 1999: 33.
[14] Asp, Real Segreteria. Incartamenti, lettera di don Tommaso de Pasquale cit.
[15] Asp, Tribunale del Real Patrimonio. Numerazione provvisoria, reg. 218, lettera del sindaco di Mazara al viceré Caracciolo, 6-6-1785.
[16] Asp, Suprema Giunta delle Dogane, busta 8, fasc. 12, lettera del marchese Gregorio al viceré Asmundo Paternò, Trapani, 24-5-1803.

giovedì 26 novembre 2015

Club Service: Rotaract

Il Rotaract è un'associazione promossa dal Rotary International e dedicata a uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Ogni Rotaract Club si appoggia alla comunità o ad un'università ed è patrocinato da uno o più Rotary club locali. Il nome di Rotaract, combinazione tra le parole "Rotary" ed "Action", fu scelto in seguito ad un sondaggio tra gli studenti dell'Università di Houston, nel Texas. I Club Rotaract organizzano attività di raccolta fondi con lo scopo di soddisfare le esigenze della comunità locale, attività volte a favorire la comprensione internazionale, riunioni formali, relazioni su temi di pubblico interesse, visite ad aziende, attività culturali, campagne di sensibilizzazione nelle scuole. Tutte le attività Rotaract iniziano a livello locale; ciascun socio impegnato nell'organizzazione di queste attività ha la possibilità di servire la comunità locale. Negli anni ottanta anche nella nostra città un gruppo di giovani organizzò un club locale. Le foto che seguono si riferiscono al Gemellaggio Mazara-Tunisi coronato da una manifestazione datata 28 gennaio - 3 febbraio 1981. Il club gemellato era il Club Rotaract Tunis (Maison de Turisme - 62 Rue D'Iran), rappresentato da Ben Lakhal Mouniva (1S Rue Magon - Notre Dame Tunis). Le manifestazioni si conclusero con una conferenza, nella sede più naturale, ossia nella Aula Magna del Liceo Ginnasio G.G. Adria, che come molti sanno è stato, grazie alla lungimiranza del preside Gianni di Stefano, sede di un Corso di Lingua e Civiltà Islamica "Al imàm al-màzari"


Centro Polivalente
Foto Ricordo


Aula Magna



Felice Di Matteo (presidente del consiglio d'Istituto) - Gianni Di Stefano


Giovanni Tumbiolo, Vita Morsellino (Lettere), Lucio Rizzo, Antonella Misuraca, Graziella Lisma


Felice Di Matteo, ?, Gianni Di Stefano, Graziella Parrinello


Antonella Misuraca


Leonardo Faugiana (Lettere) - Don Pietro Pisciotta (docente di Storia)





Lucio Rizzo, Giovanni Tumbiolo, Graziella Parrinello, Felice Di Matteo, Gianni Di Stefano

domenica 22 novembre 2015

Anno Santo Straordinario

Le foto che seguono documentano la manifestazione del Liceo Classico voluta ed organizzata dal docente di religione don Vito Rallo (presso il Liceo Ginnasio Gian Giacomo Adria dall'ottobre 1983 all'ottobre 1986) in occasione dell'Anno Santo straordinario della Redenzione, voluto da Papa San Giovanni Paolo II per ricordare il 1950° anniversario della Morte e Risurrezione di Cristo. Esso ebbe inizio il 25 marzo 1983 e si concluse il 22 aprile 1984, domenica di Pasqua. Gli alunni presentarono una domanda, firmata da tutti, con la quale chiedevano al preside Gianni Di Stefano la giornata libera per partecipare alla S.Messa pre-pasquale. La celebrazione ebbe luogo il 25 marzo 1984.



Il corteo partito dall'Istituto si reca in chiesa per la messa
Don Vito Rallo coordina il corteo



Vita Morsellino, don Pietro Pisciotta, Gianni Di Stefano, Gancitano, Maria Gancitano, Liliana Sciarratta, Leonardo Faugiana



... verso la Cattedrale

Ingresso in chiesa






Lanza





Maria Elena Quinci

Mons. Costantino Trapani, don Pietro Pisciotta, Anna Maria Macaluso (Lettere)

Don Vito Renda

Gianni Di Stefano (preside)

Vito Ingraldo (Chimica)

Valentina Alestra

Don Pietro Pisciotta, mons. Trapani, Gianni Di Stefano, Vita Morsellino, Gancitano

Ina Mokata (Lettere), Maria Gancitano (Lettere), Liliana Sciarratta (Lettere)


Pipitone e Giorgio Mulè



Felice Di Matteo, Maria Elena Quinci, Maria Lisma